La difesa dei boschi e della loro funzionalità ecologica è essenziale nel mantenimento degli equilibri ecologici, climatici e del nostro benessere spirituale.

Nonostante la crescente consapevolezza dell’importanza di preservare gli ambienti forestali, i boschi italiani continuano a essere soggetti a diverse forme di inquinamento, con impatti significativi sia sulla flora e fauna locali che sulla salute umana.

In questo articolo esamineremo in dettaglio le principali fonti di disturbo e inquinamento dei boschi italiani, le loro conseguenze ecologiche e gli interventi messi in atto per contrastare questo fenomeno.

Come la frammentazione dei boschi riduce la loro resilienza

La frammentazione dei boschi tramite la costruzione di strade e insediamenti residenziali contribuisce ad indebolire la resilienza della biodiversità forestale. L’inquinamento derivante, molto spesso associato alle attività antropiche, determina una profonda contaminazione di acqua, aria e suolo alterandone l’equilibrio ecologico.

I fattori inquinanti e/o contaminanti, diretti ed indiretti, molto spesso agiscono in concomitanza, rappresentano oltre il 50% di tutti i fattori di pressione sull’ambiente, e sono responsabili di perdita di biodiversità.

A livello nazionale, fra le principali minacce alla flora si riscontrano:

  • inquinamento atmosferico, termico, ed emissioni di gas serra: connessi con il riscaldamento globale;
  • inquinamento del suolo e idrico: dovuto alle attività industriali e agricole, che altera la risorsa idrica (inquinamento delle falde) mettendo a repentaglio la sopravvivenza di alcune specie;
  • deforestazione e agricoltura intensiva: con uso di pesticidi con conseguente perdita di biodiversità floristica;
  • scarsa conoscenza dell’ambiente biofisico e mancanza di cultura ecologica;
  • importazione di specie aliene: a fini commerciali o decorativi.

Secondo il rapporto ISPRA del 2024 sulla “Consistenza e livello di minaccia delle specie vegetali”, delle 2.430 specie di flora valutate dalle Liste Rosse italiane il 2,2% (pari a 54 entità) sono estinte o probabilmente estinte ed il 24,3% (590 entità) è a rischio di estinzione. Le pressioni antropiche correlate ai cambiamenti di uso del suolo continuano ad agire sul nostro territorio e rappresentano uno dei maggiori driver del rischio di estinzione delle specie vegetali.

La Lista Rossa IUCN indica tra le pressioni più rilevanti le modifiche dei sistemi naturali (il 39%), lo sviluppo agricolo (27%) e residenziale (27%) ed il disturbo antropico diretto sugli ambienti naturali (20%).

Le specie del bosco in pericolo

La biodiversità è la varietà di vita presente sulla terra e svolge un ruolo fondamentale per il funzionamento degli ecosistemi. Tuttavia, a causa dell’inquinamento e delle attività umane, molte specie sono a rischio di estinzione.

Le cause di questo fenomeno sono molteplici: dalla perdita di habitat alla crisi climatica, dall’inquinamento diffuso all’eccessivo sfruttamento delle risorse, dal turismo incontrollato ai crescenti impatti delle specie aliene invasive.

Difesa dei boschi: le specie in pericolo di estinzione

In Italia, tra le specie a rischio di estinzione tipiche degli ambienti forestali ritroviamo il Picchio dorsobianco (Dendrocopos leucotus lilfordi) tipico di alcune faggete vetuste appenniniche ed il Picchio rosso mezzano (Leiopicus medius) delle foreste miste mature del centro-sud del paese. Entrambe le specie sono considerate Vulnerabili dalla Lista Rossa dei vertebrati Italiani (Rondinini et al., 2022).

Anche l’Orecchione sardo (Plecotus sardus), una specie di pipistrello scoperto solamente nel 2002 ed endemico della Sardegna, rischia la completa estinzione. Frequenta ambienti forestali in zone carsiche ricche di grotte ma la frequenza di incendi, la siccità e altri fattori ne mettono a rischio la sopravvivenza ed è considerato in Pericolo Critico (CR) da IUCN.

Bisogna anche evidenziare che sebbene la copertura forestale in Italia sia in aumento, sembra mancare la consapevolezza che servono dei boschi di qualità (maturi) per supportare alcune specie specialiste.

Perché la distruzione dei boschi danneggia biodiversità e nostro futuro

Secondo la FAO, nel mondo, negli ultimi dieci anni sono stati distrutti mediamente 13 milioni di ettari di foreste l’anno. In più altri milioni di ettari ogni anno sono degradati dal prelievo di legname, dalla costruzione di miniere, dighe e strade. La maggior parte della deforestazione si concentra nei paesi tropicali.

Il danno non si limita però alla sola perdita di biodiversità. A causa della distruzione delle foreste si liberano in atmosfera enormi quantità di gas-serra, responsabili del riscaldamento globale.

Gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) ritengono che circa il 20% dei gas-serra immessi ogni anno nell’atmosfera derivino dalla distruzione e dalla degradazione delle foreste e degli habitat.

Le attività umane hanno alterato profondamente i cicli vitali fondamentali per il funzionamento globale dell’ecosistema. Fonti d’inquinamento sono, oltre alle industrie e gli scarichi civili, anche le attività agricole che, impiegando insetticidi, pesticidi e diserbanti, alterano profondamente i suoli e contribuiscono alla riduzione della fauna.

L’introduzione in un territorio di specie alloctone, cioè originarie di altre aree geografiche, rappresenta un ulteriore pericolo. È stato stimato che circa il 20% dei casi di estinzione di uccelli e mammiferi è da attribuirsi all’azione diretta di animali introdotti dall’uomo. Per esempio il Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri) può occupare tutte le cavità dei tronchi, privando i picchi e altre specie di uccelli dei necessari siti di nidificazione.

cta - Paladini del territorio

Come aiutare i boschi italiani a sopravvivere

Alla luce dello scenario attuale, oltre alle azioni dirette di riduzione dell’inquinamento dei boschi, strettamente necessarie per arrestare il processo di degradazione dell’ecosistema e conseguente perdita di biodiversità, è essenziale adottare misure per proteggere la biodiversità.

Tra queste attività, si sottolinea l’importanza di creare delle aree protette e la promozione della conservazione degli habitat naturali. Bisogna poi incoraggiare progetti oculati di reforestazione selezionando accuratamente le essenze arboree che devono essere autoctone e non esotiche. Inoltre, è importante educare le persone sull’importanza della biodiversità e sulle azioni che possono intraprendere per contribuire alla sua conservazione.

Per esempio pochissimi sanno che anche l’inquinamento luminoso altera la componente faunistica di un sito. Favorendo alcune specie di pipistrelli più adattabili e che cacciano gli insetti attirati dalla luce, ma portando alla scomparsa di altre, per esempio quelle del genere Rhinolophus detti Ferro di cavallo. Per questo la costruzione di abitazioni e di strade illuminate dentro o a ridosso di un bosco ha la capacità di alterare significativamente la biodiversità del sito.

Tra le possibili azioni, vi sono la redazione di piani di adattamento e di mitigazione al cambiamento climatico per la fauna a rischio e la creazione di una rete nazionale dei boschi vetusti e aree rifugio per la fauna selvatica a rischio. Azioni volte a sostenere l’economia sociale dei boschi, lo sviluppo e la creazione di filiere forestali, volte alla promozione e la fruizione sostenibile degli ambienti naturali, possono rappresentare un motore importante di sviluppo sostenibile, anche con funzione di prevenzione e contrasto all’inquinamento ambientale e ad dissesto idrogeologico.

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