I luoghi comuni sulla caccia sono legati al suo cambiamento profondo nel comportamento umano: la dieta, lo sviluppo fisico e sociale dell’uomo. Scopri perché!

Circa 2,5 milioni di anni fa, durante il periodo del Paleolitico, i nostri antenati appartenenti al genere Homo, hanno iniziato a cacciare. Da quel momento questa attività è mutata, segnando profondamente l’evoluzione umana, influenzando il nostro comportamento, la nostra dieta e persino il nostro sviluppo fisico e sociale.

Tuttavia, la caccia è frequentemente oggetto di pregiudizi, luoghi comuni e attacchi ideologici, spesso da parte di chi ha poca conoscenza rispetto a questa pratica.

Infatti, la caccia è regolamentata da leggi severe che, giustamente, mirano a tutelare la fauna, l’ambiente e la sicurezza di persone e animali. È un vero e proprio esempio di gestione e conservazione e non uno sport o passatempo delegato alla scelte di alcuni, così come qualcuno vorrebbe far credere.

Sfatiamo i luoghi comuni sulla caccia

Il più frequente luogo comune sulla caccia è “La caccia è solo un divertimento, oggi non serve più!” ma è davvero così? L’attività venatoria è uno strumento essenziale per la tutela della biodiversità, il suo ruolo gestionale e conservativo è indispensabile in molti contesti.

Inoltre, come dimostrato con il progetto Selvatici e Buoni, la carne di selvaggina è rinnovabile e senza impatto ambientale a differenza di quella allevata. A livello organolettico poi possiede un basso contenuto di grassi, è povera di calorie e di colesterolo e invece ricca di proteine, ferro, zinco, vitamina B12 e di alcuni acidi grassi polinsaturi.

Un altro luogo comune è “I cacciatori uccidono indiscriminatamente e non rispettano l’ambiente”, ed è assolutamente falso! Infatti, la caccia in Italia è fortemente regolamentata dalle Leggi Nazionali e Regionali, dalle Direttive CE Habitat e Uccelli, e dall’art. 842 del Codice Civile. Inoltre, i cacciatori sono alcune delle categorie che dedicano più tempo al volontariato per la cura dell’ambiente.

Luoghi comuni sugli animali cacciabili

Sai quanti sono gli animali cacciabili in Italia? Delle 480 specie di uccelli presenti sul territorio Nazionale solo poco più di 30 sono cacciabili, cioè appena il 6.25%.
Non solo, i limiti di prelievo numerici e temporali sono fortemente ristretti. Ad esempio, nella stagione venatoria 2024-2025 sono stati in media solo 79 i giorni a disposizione dei cacciatori.

Se parliamo di ungulati invece, quindi cervidi, bovidi e suidi, la caccia è ancora più regolamentata. I piani di prelievo, così si chiamano i piani di gestione faunistica, vengono redatti dopo accurati censimenti di popolazione. In modo da garantire che il prelievo non possa andare ad incidere in modo diverso da quanto previsto dai comitati tecnico-scientifici, coloro che redigono i piani di prelievo.

È evidente quindi che la narrazione che dipinge il cacciatore come colui che uccide qualsiasi animale, dove e quando vuole, è una distorsione dolosa della realtà.

I luoghi comuni sulla caccia e sui cani da caccia

Luoghi comuni sui cani da caccia

Questo è probabilmente ciò che più colpisce l’orgoglio della maggior parte dei cacciatori. Infatti, i cani sono visti come partner insostituibili e parte integrante della vita di un cacciatore.

Il successo e l’insuccesso di una cacciata è quasi sempre legato alla bravura e alla salute dei cani. È evidente quindi che garantire la salute e il benessere dei propri ausiliari è la più importante priorità per ogni cacciatore che si rispetti.
Vaccinazioni, alimentazione adeguata e controlli regolari sono fondamentali perché essere accompagnati da un cane perfettamente sano è fondamentale.

Inoltre, i cacciatori sono spesso impegnati per la tutela delle razze da caccia anche attraverso l’organizzazione di numerosi eventi cinofili e molte competizioni. Le gare e le prove organizzate dalle associazioni venatorie favoriscono l’addestramento e creano occasioni per socializzare, riconoscere le capacità dei cani e tutelare il mantenimento delle razze.

I luoghi comuni sui cacciatori

Rudi e spietati. A spasso con il fucile, vestiti in abiti militari e pronti a sparare a tutto quello che si muove. È la moderna rappresentazione piena di pregiudizi atta a denigrare la figura del cacciatore.

Un punto di vista falso e fazioso perché privo di fondamento, soprattutto per il gran numero di norme da rispettare che richiedono, evidentemente, una buona preparazione e la massima attenzione.

Infatti, è fattuale che per poter andare a caccia è indispensabile il “Porto d’Armi per uso caccia”, un documento soggetto a regole molto rigide. L’Autorità di Pubblica Sicurezza, nella figura del Questore, può revocare o formulare il diniego al rilascio, se il titolare viene condannato per determinati reati o se vengono meno i requisiti di buona condotta e affidabilità richiesti.

Quante altre categorie sono così ricche di incensurati?

Immediatamente dopo la raffigurazione appena smentita troviamo l’associazione per la quale bracconiere e cacciatore sarebbero la stessa figura: anche in questo caso non è così.

Ovviamente nessuna categoria può considerarsi priva di mele marce ma, il conflitto d’interessi tra bracconiere e cacciatore è evidente in quanto, il primo, sottrae slealmente selvaggina per meri fini economici, a chi invece si impegna nel rispetto delle regole.

Per questo motivo le Associazioni Venatorie in Italia promuovono attivamente la vigilanza venatoria. Questo è parte integrante del loro impegno per la protezione della fauna selvatica, il rispetto delle normative e il contrasto al bracconaggio.

cta - Paladini del territorio

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