Nell’immaginario collettivo il giardino zoologico è stato a lungo guardato come una “semplice” esposizione di animali esotici a scopo ricreativo, ma non è così.

Oggi, la comunità scientifica internazionale riconosce i parchi zoologici moderni come presidi fondamentali per la tutela della biodiversità. Per Fondazione UNA, che promuove una gestione pragmatica e oggettiva del patrimonio naturale, è cruciale superare i pregiudizi di un ambientalismo ideologico che condanna a priori queste strutture.

Infatti, i giardini zoologici, operando secondo rigidi protocolli scientifici, rappresentano oggi centri d’eccellenza per la ricerca, l’educazione e, soprattutto, la conservazione attiva delle specie minacciate. Abbandonando la visione della natura come entità intoccabile, si comprende come l’intervento umano, attraverso la gestione controllata delle popolazioni animali, sia oggi un imperativo categorico per arginare la perdita di biodiversità.

Questa evoluzione segna il passaggio dal concetto di “esposizione” a quello di “banca genetica” viva, dove ogni individuo gioca un ruolo strategico per la sopravvivenza della propria specie, fungendo da ponte tra cattività e natura selvatica.

Cosa sono i progetti di conservazione ex situ?

La conservazione ex situ, che vuol dire letteralmente “fuori dal sito”, consiste nella tutela di componenti della diversità biologica al di fuori dei loro habitat naturali.

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) identifica questa pratica come uno strumento essenziale, complementare alla conservazione in situ, ciò nell’habitat d’origine. I progetti ex situ nei giardini zoologici si traducono in programmi di riproduzione in ambiente controllato (captive breeding), finalizzati a mantenere popolazioni demograficamente stabili e geneticamente sane.

In Europa, questi sforzi sono coordinati dall’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari (EAZA) attraverso i programmi EEP (EAZA Ex-situ Programmes), che conta più di 400 membri aderenti. L’obiettivo non è l’isolamento definitivo delle specie, ma la creazione di una biobanca, così da poter mantenere anche una “popolazione di riserva” (lifeboat population).

Questo approccio scientifico previene il collasso genetico di specie drammaticamente ridotte in natura, fungendo da bacino essenziale per futuri e oculati progetti di reintroduzione negli habitat originari, qualora le cause di declino ambientale vengano mitigate.

Perché i giardini zoologici sono importanti per la conservazione?

L’importanza dei giardini zoologici è misurabile attraverso dati scientifici e storici concreti. In primo luogo, essi garantiscono la sopravvivenza di specie un tempo dichiarate estinte in natura (come il Cavallo di Przewalski o il Bisonte Europeo), salvate dall’estinzione proprio grazie agli zoo e successivamente reintrodotte nei loro habitat.

Secondo, generano conoscenze fondamentali su fisiologia, genetica e patologia veterinaria, dati spesso impossibili da raccogliere su animali selvatici elusivi.

Terzo, le moderne strutture zoologiche sono tra i principali finanziatori mondiali dei progetti di conservazione in-situ, trasferendo capitali e know-how direttamente sul campo.

Infine, esercitano un impatto educativo insostituibile: sensibilizzano milioni di visitatori, soprattutto bambini, trasformando la mera osservazione in reale consapevolezza ecologica e supporto tangibile alla gestione ambientale sostenibile.

I progetti di conservazione nei giardini zoologici

Esemplare di Lince Alpina della popolazione autoctona oggi estinta. Esemplare del Museo Civico di Zoologia di Roma. Foto del Dott. Spartaco Gippoliti

Dove trovare i giardini zoologici in Italia?

In Italia, la presenza di giardini zoologici d’eccellenza è garantita dalle strutture affiliate all’Unione Italiana Zoo e Acquari (UIZA), che impone rigorosi standard di benessere animale e vincoli nella ricerca.

Tra gli esempi virtuosi spiccano il Bioparco di Roma, un’istituzione storica evolutasi in un moderno centro di conservazione con focus sulle specie del bacino del Mediterraneo. Il Parco Natura Viva di Bussolengo (VR), pioniere nei progetti di reintroduzione (come per il grifone) e coordinatore di numerosi programmi europei. Che ospita anche un vero e proprio Safari Africano e altri 30 progetti di ricerca.

Anche altre strutture, come Zoom Torino o il Parco Zoo Falconara, partecipano attivamente ai network internazionali per la salvaguardia della biodiversità.

È fondamentale, tuttavia, che il pubblico comprenda la profonda distinzione che c’è tra le vere istituzioni scientifiche e le esposizioni a solo scopo commerciale: l’accreditamento a circuiti internazionali (EAZA o WAZA) e l’adesione a UIZA rappresentano il discrimine essenziale per identificare i parchi che praticano un’effettiva gestione conservazionistica.

Dove informarsi sui progetti di conservazione?

Per approfondire i progetti in corso, le fonti più autorevoli sono i canali istituzionali delle associazioni di categoria. I portali di UIZA, EAZA e WAZA (World Association of Zoos and Aquariums) offrono database aggiornati sui programmi di captive breeding e sulle reintroduzioni in natura. Inoltre, anche l’IUCN fornisce linee guida scientifiche globali accessibili online.

In conclusione, i giardini zoologici accreditati non sono semplici recinti dove poter osservare gli animali, ma nodi cruciali di una rete scientifica internazionale. Rifiutando posizioni dogmatiche, occorre riconoscere queste strutture come alleati indispensabili. Una gestione ambientale matura, pilastro dei valori di Fondazione UNA, richiede l’utilizzo di tutti gli strumenti disponibili: la conservazione ex situ rappresenta oggi un baluardo vitale e pragmatico a difesa della biodiversità globale.

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