Qual è lo status legale e di conservazione del lupo italico? Quanti lupi ci sono oggi in Italia?

Il lupo italico o lupo appenninico (Canis lupus italicus Altobello, 1921) appartiene ad una specie strettamente protetta in Italia fin dal 1977, quando venne emanata la legge del 27 dicembre 1977 numero 968 “Principi generali e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna e la disciplina della caccia”.

Tale tutela divenne necessaria in seguito a un’indagine sulla distribuzione della popolazione condotta nei primi anni ’70 da Luigi Boitani (Università “La Sapienza” di Roma) ed Erik Zimen (Max Planck Institut di Monaco), dove si stimò una popolazione minima di circa 100-110 esemplari nell’area compresa tra i Monti Sibillini e i Monti della Sila.

Il lupo fu inserito anche nelle più importanti Convenzioni internazionali come la CITES di Washington del 1973 (Appendice II, elevato in Appendice I nella UE) e la Convenzione di Berna del 1982.

Successivamente, con la legge n°157/1992 il lupo si è confermata specie particolarmente protetta, vietandone così la caccia, l’uccisione, il disturbo, la cattura, il trasporto e la commercializzazione sul tutto il territorio Nazionale.

Di cosa parleremo nel nostro articolo?

Come riconoscere il lupo Italico?

Per riconoscere un lupo italiano è importante osservarne il suo aspetto morfologico. Si tratta di un canide di taglia medio-grande, caratterizzato da un manto di colore grigiastro durante l’inverno e fulvo-marrone durante l’estate.

Il muso è segnato da una mascherina facciale bianca mentre la coda, lunga circa 35 cm, ha la punta di color nero. Le zampe sono piuttosto grosse e spesse, in particolare, quelle anteriori presentano frontalmente due bande nere longitudinali.

Status legale e di conservazione del lupo Italico

L’aspetto fenotipico immediatamente evidente del lupo è un corpo slanciato, con collo imponente e con un muso allungato caratterizzato da orecchie triangolari diritte.

Ci sono poi dati oggettivi biometrici, difficili da stimare e che presuppongono delle misurazioni, in particolare:

  • l’altezza al garrese di circa 60-70 cm e la lunghezza del corpo che varia dai 110 ai 140 cm (Ciucci e Boitani 1998; Boitani et al., 2003; Marucco 2014);
  • il peso medio di circa 28 kg per le femmine e 34 kg per i maschi (Ciucci e Boitani 1998; Boitani et al., 2003; Marucco 2014).

Da segnalare è anche il lieve dimorfismo sessuale tra maschio e femmina e le dimensioni più generose della coppia alfa rispetto agli altri esemplari del branco.

Quali lupi sono presenti in Italia

Il lupo appenninico deve la sua classificazione a Giuseppe Carlo Emilio Altobello, naturalista e zoologo italiano, che nel 1921 circa evidenziò le caratteristiche che lo distinguevano dalle popolazioni di altri lupi europei.

La sua distribuzione certa si estendeva dall’Appennino Tosco-emiliano a sud sino alla Calabria. In Sicilia era presente un lupo più piccolo, recentemente descritto come Canis lupus cristaldii Angelici et Rossi, 2018. I lupi del nord Italia appartenevano ad una diversa sottospecie.

Indagini genetiche più recenti hanno confermato la tesi di Altobello. Il lupo appenninico è a tutti gli effetti una sottospecie che si distingue per caratteristiche sia morfologiche che genetiche dalla restante popolazione di lupi europei.

Quello che invece viene volgarmente chiamato lupo italiano è una razza canina non riconosciuta dall’ENCI (Ente Nazionale Cinofilia Italiana), selezionata, allevata e gestita dall’Associazione degli Affidatari Allevatori del Lupo Italiano (AAALI).

Tale associazione riconosce la nascita della specie nel 1966 a seguito dell’accoppiamento di una lupa selvatica dell’alto Lazio con un pastore tedesco, dalla quale nacque “Zorro”, a tutti gli effetti un ibrido.

Status legale e di conservazione del lupo Italico

Quanti lupi ci sono oggi in Italia?

Negli ultimi 15 anni lo stato delle popolazioni di lupo in Italia è progressivamente migliorato grazie anche alle normative citate in precedenza.

Fino al 2018 un monitoraggio vero e proprio non era mai stato condotto, nel triennio successivo però l’ISPRA – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ha stimato l’abbondanza e la distribuzione della specie, presentando i dati di tale studio il 12 maggio 2022 al Ministero della Transizione Ecologica (MiTE).

È stata stimata in Italia la presenza di circa 3300 lupi. È stato affermato inoltre che la specie occupa la quasi totalità degli ambienti idonei nell’Italia peninsulare.

Si presume che la presenza effettiva sia anche superiore in considerazione dell’aumento progressivo delle predazioni segnalate ai danni di animali domestici, da allevamento e su cani impiegati in attività venatoria.

Come si possono gestire i lupi in Italia

Non si può parlare di gestione del lupo appenninico in Italia senza citare il progetto Life Wolfalps EU, un progetto che mira a “migliorare la coesistenza fra il lupo e le persone che vivono e lavorano sulle Alpi“.

Il progetto, cofinanziato dall’Unione Europea, coinvolge direttamente Italia, Francia, Austria e Slovenia ma vede la partecipazione di esperti di molti altri Paesi interessati, come la Germania.

Ruolo sicuramente fondamentale è quello della prevenzione. Il conflitto tra lupi e umani, pastori in particolare, ha origini antichissime. Nel campo della prevenzione degli attacchi ai domestici sono state istituite delle Squadre di Pronto Intervento (WPIU), che “offrono aiuto agli allevatori nella prevenzione degli attacchi, nel reperimento e la messa in opera di sistemi di prevenzione, nell’assistenza all’accesso alle misure di indennizzo e supporto alla prevenzione, nel corretto utilizzo dei cani da guardia“.

Un altro aspetto critico della gestione è sicuramente quello che riguarda i lupi definiti “bold” dal Large Carnivore Initiative for Europe (LCIE), cioè quei “lupi confidenti e lupi urbani”, che sono abituati ad avvicinarsi ripetutamente a meno di 30 metri dalle persone.

Per questi casi, la LCIE ha fornito ai gestori delle linee guida, che gli attori del progetto Life Wolfalps stanno approfondendo attraverso apposite conferenze tematiche.In sintesi, sulla gestione del lupo possiamo dire che molto si è fatto ma molto è ancora da fare coinvolgendo tutti i portatori di interesse, cacciatori e allevatori inclusi.

In particolare, la sempre maggiore frequentazione di aree urbane da parte del lupo e occasionali attacchi all’uomo (come quelli verificatisi a Vasto nel 2023) richiedono, anche alla luce della sostanziale ottima salute della popolazione di lupo, una analisi critica per il varo di una nuova politica di gestione della specie in Italia che miri anche a combattere il fenomeno dell’ibridazione tra lupi e cani.

Bibliografia:

Ciucani MM, Palumbo D, Galaverni M, Serventi P, Fabbri E, Ravegnini G, Angelini S, Maini E, Persico D, Caniglia R, Cilli E. 2019. Old wild wolves: ancient DNA survey unveils population dynamics in Late Pleistocene and Holocene Italian remains. PeerJ 7:e6424

https://doi.org/10.7717/peerj.6424
https://www.mase.gov.it/pagina/lupo
https://www.lifewolfalps.eu/
https://www.lifewolfalps.eu/sul-caso-del-lupo-della-pista-da-sci-in-val-di-fassa/
https://www.lcie.org/
https://www.lifewolfalps.eu/lupi-confidenti-sintesi-della-conferenza-internazionale-2022/

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