Perché l’agricoltura deve essere protetta dalla fauna selvatica? Affrontiamo insieme le principali problematiche e come poter conservare il nostro patrimonio agricolo.

Oggi il settore agricolo in Italia sta attraversando una fase complessa, caratterizzata da molte problematiche tra cui i danni causati dalla fauna selvatica, l’aumento dei costi di produzione, al quale non corrisponde un conseguente aumento dei prezzi di vendita dei prodotti, le avversità climatiche e le contingenze legate alla pandemia ed ai conflitti internazionali.

Ad aggravare ulteriormente un settore in difficoltà vi è una problematica, che interessa tutta la penisola, rappresentata dai danni causati dalla fauna selvatica.

Gli animali selvatici spesso, oltre che provocare ingenti danni in termini economici, determinano situazioni di forte contrasto tra i diversi stakeholders: aziende agricole, cacciatori ed Enti pubblici. (Riga et al., 2011).

In questo contesto, si inserisce il lavoro di Fondazione UNA proprio perché la corretta gestione del territorio rurale è in grado di generare benefici per l’attività venatoria e una buona gestione agricola ha un effetto positivo nei confronti delle popolazioni di animali oggetto di caccia.

Perché proteggere l'agricoltura dalla fauna selvatica

Quale fauna selvatica può essere un problema in agricoltura?

In Italia le specie maggiormente responsabili di danni all’agricoltura appartengono agli ungulati, di questi, infatti, il 90% dei danni sono imputabili al cinghiale (Sus scrofa) e il restante 10% è causato principalmente da Capriolo (Capreolus capreolus) e Cervo (Cervus elaphus) (ISPRA, 2021).

Dal 2015 al 2021 si sono registrati danni all’agricoltura che sfiorano complessivamente i 120 milioni di euro, con un’oscillazione tra i 14,6 e 18,7 milioni di euro di danni registrati ogni anno (ISPRA, 2021).

Oltre agli ungulati, altre fonti di danni all’agricoltura possono essere gli uccelli, che nei periodi di maturazione dei frutti possono colpire le produzioni con elevato valore di mercato come vigneti, oliveti, prodotti ortofrutticoli, generando un’elevata perdita economica per le aziende agricole.

La rifusione del danno, di cui sono responsabili le amministrazioni, quali ad esempio gli ATC (ambiti territoriali di caccia) e/o le Regioni, non corrisponde a un completo ristoro del danno subito dalle aziende, in quanto, per legge, viene riconosciuto un contributo per il prodotto danneggiato (uva, olive, frutta, ecc) e non l’effettiva perdita economica derivante dall’accadimento dannoso (Fratini R; 2015). Spesso, anche i costi delle pratiche necessarie alla richiesta del risarcimento sono un ostacolo e rappresentano un limite dell’attuale sistema.

Gli animali pericolosi per l’agricoltura

Il nostro Paese, caratterizzato da un variegato mosaico agricolo e da un territorio molto frammentato, rappresenta un habitat ideale per il cinghiale. Lo stesso, per la sua caratteristica di essere onnivoro, si nutre di un ampio spettro di colture, dai cereali ai vigneti.

Proteggere l'agricoltura da ungulati e uccelli

Oltre ai danni causati da cinghiali e caprioli, sono rilevanti le problematiche legate ai danni da avifauna, causati principalmente dal piccione o colombo di città (Columba livia forma domestica) e dallo storno (Sturnus vulgaris).

È interessante notare come, nel corso degli ultimi anni, il cambiamento climatico abbia favorito l’espansione di nuove specie di fauna selvatica nei nostri territori: emblematico il caso del cormorano (Phalacrocorax carbo) che, presente sia a nord della penisola (delta del Po) sia in Sardegna, causa ingenti danni al comparto ittico (ISPRA, 2021).

In questo caso, come in altri, l’espansione incontrollata di alcune specie di fauna selvatica è stata favorita dall’attuazione di politiche volte alla conservazione generalizzata.

Come proteggere l’agricoltura dalla fauna selvatica?

La prevenzione dei danni rappresenta uno strumento utile per cercare di limitare, in maniera indiretta, i danni causati dalla fauna selvatica.

Essa può essere effettuata con dissuasori, quali ad esempio repellenti acustici, olfattivi, visivi e meccanici. Tra questi, le recinzioni elettrificate, che costituiscono una barriera fisica di impedimento per gli animali nel raggiungere le coltivazioni, rappresentano uno dei metodi di prevenzione maggiormente utilizzati, nonchè il più efficace per la prevenzione dei danni da ungulati (Capaccioli et al., 2017).

Questi metodi di prevenzione, definiti dalla normativa nazionale L.N 157/1992, sono detti ecologici, in quanto mirano ad allontanare gli animali dalle coltivazioni, senza che vi sia un intervento diretto su essi con catture o abbattimenti. Le attività di controllo numerico e la caccia di selezione rappresentano comunque, ove consentito, un valido strumento per la gestione della fauna che causa danni all’agricoltura e alla sicurezza stradale.

L’efficacia del metodo di prevenzione dipende da molti fattori, tra i quali, le caratteristiche biologiche ed etologiche della specie target, il territorio ove l’intervento deve essere effettuato, la disponibilità delle aziende agricole e la collaborazione del mondo venatorio.

Bibliografia:

Capaccioli A., Racanelli V., Sorbetti Guerri F. 2017, La difesa dai danni provocati dalla fauna selvatica. Realizzazione e gestione delle recinzioni elettriche. Aracne Editrice – Gioacchino Onorati editore S.r.l.

Fratini R., 2015. Danni da fauna selvatica. Aspetti di politica regionale e considerazioni di ordine economico. In Lucifero N. “I danni all’agricoltura dalla fauna selvatica in agricoltura – Prevenzione e responsabilità.”

https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/manuali-lineeguida/MLG_91_2013.pdf

https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/manuali-lineeguida/10673_MLG_68_2011.pdf

Riga F., Genghini M., Cascone C., Di Luzio P. (A cura di), 2011. Impatto degli Ungulati sulle colture agricole e forestali: proposta per linee guida nazionali. Manuali e linee guida ISPRA 68/2011.

Riga F., Carnevali L., Genghini M., Toso S. (2009): Il problema dei danni da ungulati alle colture agroforestali, in Danni causati dalla fauna selvatica all’agricoltura, «I Georgofili. Quaderni»

Bartolozzi, S.; La Marca, O.; Notarangelo, M.; Racanelli, V.; Sorbetti Guerri, F. (2017). L’effetto di repellenti in un giovane ceduo di cerro. In: Autori varii. La gestione della fauna selvatica ungulata tra insostenibilità dei danni in agricoltura, tutele e opportunità, pp. 121-132, Firenze: Edizioni Polistampa, ISBN: 9788859618638

Condividi

La natura non può essere lasciata sola. Fai la tua parte.

Supporta attivamente i nostri progetti facendo una donazione o diventando sostenitore. Puoi anche devolvere a Fondazione UNA il tuo 5×1000.

Blog