Cos’è la Peste Suina Africana e l’importanza del coinvolgimento della comunità nel contrastarla

23.05.2022

Se ne sta parlando sempre di più in Italia, in considerazione del fatto che per il nostro comparto agroforestale e, soprattutto, per l’allevamento è una minaccia insidiosa: la Peste Suina Africana (PSA).

Un virus pericoloso per maiali e cinghiali che dilaga in Europa

La PSA è un’epidemia che colpisce i suini, sia maiali che cinghiali, è comparsa nel Caucaso nel 2007 e da lì si è rapidamente diffusa in tutta l’Europa, arrivando in Italia all’inizio di quest’anno. Il primo caso conclamato è quello di una carcassa di cinghiale rinvenuta nel territorio del comune di Ovada (AL). Da qui in pochissimo tempo è arrivata la conferma di altri casi, tra Piemonte e Liguria. Successivamente un secondo focolaio si è sviluppato a Roma e poi in provincia di Rieti.

Questa patologia virale è caratterizzata da un’alta trasmissibilità e da un elevato tasso di mortalità che sfiora l’80% dei casi; la Peste Suina Africana non è pericolosa per l’essere umano o per gli altri animali domestici o selvatici, ma può colpire duramente gli allevamenti di maiali, fiore all’occhiello della filiera agroalimentare italiana.

Contrasto alla PSA e importanza della sorveglianza passiva

Per questa ragione il ministero della Salute ha immediatamente preso provvedimenti, vietando qualsiasi attività agro-forestale e l’accesso al pubblico nelle zone infette e puntando all’eradicazione del virus.

Per salvaguardare gli allevamenti di maiali è, dunque, necessario evitare qualsiasi contatto tra cinghiali selvatici potenzialmente affetti da PSA e maiali. Le misure attualmente centrali per il contrasto al dilagare dell’epidemia sono:

  • attenta sorveglianza passiva, quindi la segnalazione di eventuali cinghiali morti
  • controllo rigoroso delle misure di biosicurezza negli allevamenti
  • formazione e informazione di allevatori, escursionisti e cacciatori.

Un’altra occasione per i cacciatori Paladini del Territorio

Ed ecco che la caccia torna ad avere un ruolo fondamentale: il Ministero della Salute, infatti,  ha sollecitatole le varie Associazioni ad avere un ruolo proattivo nel sensibilizzare i cacciatori alla riduzione del numero di cinghiali, attivando proprio quella figura di Paladino del Territorio che Fondazione UNA ha posto come pilastro fondamentale della propria attività (leggi qui).

La diminuzione dei cinghiali contribuirebbe in modo sostanziale a ridurre la diffusione dell’epidemia in aree selvatiche e, di conseguenza, anche nelle aree limitrofe. Al fine di estinguere ogni focolaio in tempi brevi, è necessario attivare tutti gli attori del territorio; per questa ragione Fondazione UNA sarà attiva durante tutta l’epidemia con la sua opera di sensibilizzazione dei cacciatori-Paladini all’intervento nei casi di ritrovamenti sospetti.