Cervo e daino appartengono alla stessa famiglia di mammiferi, quella dei cervidi (Cervidae Goldfuss, 1820), di cui rappresentano le due specie dalla mole più grande sul nostro territorio Nazionale.

Le loro caratteristiche morfologiche, che vedremo di seguito, sono diverse, ma la loro distribuzione sul territorio italiano è simile, infatti, il cervo è diffuso stabilmente nel 45% delle province mentre il daino raggiunge il 46%.

Come si riconosce un daino?

Il daino (Dama dama Linnaeus, 1758) ha un’altezza al garrese di circa 80/90 cm nel maschio adulto e di 70/80 cm nelle femmine, con un peso che oscilla dai 50 kg delle femmine adulte ai 60/110 kg dei maschi; la coda misura circa 20-25 cm per entrambi i sessi.

Il mantello del daino può avere diverse colorazioni, una conseguenza dovuta dalla lunga storia di allevamento della specie; le principali e più diffuse sono quattro:

  • Pomellato: il più diffuso e ancestrale, in estate è di color bruno con pomellatura bianca e d’inverno è di colore marrone tendente al grigio e privo di pomellatura;
  • Melanico: mantello abbastanza comune di color marrone scuro durante tutto l’anno;
  • Bianco: da non confondere con l’albino, è raro ma non troppo, presenta un mantello tutto bianco;
  • Isabellino: molto raro, simile al pomellato d’estate ma più chiaro.

Il dimorfismo sessuale è evidente nel maschio per la presenza di palchi palmati, che ricordano quelli dell’alce. I palchi possono essere di 3 tipologie a seconda dell’età:

  • Fusoni: stanghe corte e non ramificate;
  • Balestroni: la stanga presenta ramificazioni ma la pala non supera i 10 cm;
  • Palanconi: pala superiore ai 10 cm con apertura notevole e punta posteriore molto sviluppata.

Il piccolo di daino è caratterizzato invece da un mantello di color marrone chiaro rossastro con un’evidente pomellatura bianca.

Come riconoscere un daino

Come si riconosce un cervo?

Il cervo è riconoscibile anche grazie alla sua mole infatti è il più grande cervide italiano con un peso di 130-250 kg per un maschio adulto e di 80-130 kg per una femmina. Il suo aspetto è imponente, potremmo definirlo “regale”, grazie anche all’altezza del garrese maggiore rispetto a quella del groppone.

La sua storia è lunga e complessa a causa della manipolazione della popolazione da parte dell’uomo con l’introduzione di molte sottospecie diverse già da tempi antichissimi.

Per quanto riguarda il mantello, a differenza del daino, sono solo due e risentono della stagionalità:

  • Il mantello estivo infatti è di color bruno-rosso e lo specchio anale è poco evidente;
  • Il mantello invernale è di color grigio-bruno e nel dorso e sui fianchi del maschio diventa ben visibile una zona color grigio chiaro.

Il dimorfismo sessuale è spiccato per la presenza di palchi molto evidenti nei maschi, la cui dimensione è variabile: si va dai 70 cm ai 120 cm di lunghezza, con un peso in medio di 4-8 kg con punte eccezionali fino a 15-20 kg.

Nel maschio è presente anche la giogaia, un tratto di pelle ridondante alla gola, molto evidente soprattutto con il mantello invernale.

Come riconoscere un cervo

Il cerbiatto, esiste in natura?

Il cerbiatto in natura non esiste, o meglio, non esiste in tassonomiala disciplina che si occupa della classificazione gerarchica di elementi viventi o inanimati – ma è molto presente nel linguaggio comune e nei cartoni animati.

Generalmente quello che viene chiamato “cerbiatto” è in realtà un neonato di cervide, potrebbe essere quindi un cervo, un daino oppure un capriolo.

Le abitudini dei piccoli di queste tre specie sono molto simili; infatti, durante le prime settimane di vita non seguono la madre ma restano nascosti nella vegetazione per evitare di essere predati. Comune, con alcune sfaccettature, è anche il loro mantello scuro e pomellato per la presenza di vistose macchie bianche.

Si raccomanda, nel caso di incontro con un piccolo nascosto nella vegetazione, di non toccarlo e di non prelevarlo, perché questo lo condannerebbe ad essere allevato artificialmente, facendo insorgere il pericolo che, soprattutto in caso di sesso maschile, diventi pericoloso per l’uomo a causa del fenomeno dell’imprinting.

Chi è e come riconoscere un cerbiatto

Come vengono gestiti daini e cervi in Italia

La gestione di daini e cervi in Italia vede l’esistenza delle linee guida promosse da ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale – sulle quali ATC e Regioni basano le loro decisioni in ambito gestionale.

La caccia selettiva, svolta in modo serio e su base scientifica, è certamente la modalità di gestione più efficace, inoltre, al controllo della popolazione si coniuga l’approvvigionamento di carne di prima qualità adatta al consumo umano.

Non sempre la caccia selettiva è possibile, come ad esempio nel caso delle popolazioni di cervi e daini interne ai Parchi Nazionali e Regionali, in questi casi è più che mai importante il monitoraggio attraverso le tecniche di sorveglianza passiva, per valutarne le dimensioni e lo stato di salute. Qualora fosse necessario, vengono poste in essere attività di controllo numerico da parte del personale del Parco, di loro delegati o di pubblici ufficiali.

Bibliografia:

Pedrotti L., E. Duprè, D. Preatoni, S. Toso, 2001 – Banca Dati Ungulati: status, distribuzione, consistenza, gestione, prelievo venatorio e potenzialità delle popolazioni di Ungulati in Italia. Biol. Cons. Fauna, 109: 1-132.

ISPRA – Linee guida per la gestione degli ungulati

Spagnesi M., A. M. De Marinis, 2002 – Mammiferi d’Italia. Quad. Cons. Natura, 14, Min. Ambiente – Ist. Naz. Fauna Selvatica.

Boitani, L., Lovari, S. & Vigna Taglianti, A. (2003), Fauna d’Italia, Mammalia III: Carnivora – Artiodactyla Calderini, Bologna

Carnevali, L., Pedrotti, L., Riga, F., Toso, S. (2009), Banca Dati Ungulati: Status, distribuzione, consistenza, gestione e prelievo venatorio delle popolazioni di Ungulati in Italia. Rapporto 2001-2005. Biol. Cons. Fauna n.117: pp. 1-168

ISPRA (2010), Banca Dati degli Ungulati Italiani

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