Le nutrie sono pericolose? C’è un modo per contenere l’avanzata di questo roditore in Italia? Scopriamolo con Maurizio Zipponi.

In Italia ci sono animali che sempre più spesso si fanno largo tra le notizie di cronaca, spesso perché il loro operato arreca gravi danni al territorio. È il caso della nutria (Myocastor coypus Molina, 1782), un roditore sudamericano introdotto per l’allevamento di pellicce, che è oggi una minaccia per ecosistemi, agricoltura e sicurezza idrogeologica (Angelici et al., 2020).

Ne ha parlato in questo intervento Maurizio Zipponi, presidente del comitato scientifico della Fondazione Una, e di Ettore Prandini, vice presidente nazionale della Coldiretti e presidente della Coldiretti Lombardia.

Come salvaguardare la biodiversità contro le specie invasive?

La gestione della biodiversità è una pratica molto complicata: da un lato ci sono i dati scientifici dall’altro, spesso, gli interessi collettivi e l’opinione pubblica.

La gestione della nutria sembrerebbe semplice se si analizzasse in modo obiettivo i danni che queste specie arrecano all’ecosistema, la consistenza della popolazione e la sicurezza dei cittadini. Tuttavia, la presenza sempre maggiore di questa specie in Italia sottolinea l’inefficacia delle soluzioni messe in campo fino a questo momento, così come sottolinea Maurizio Zipponi.

“La salvaguardia della biodiversità è un obiettivo molto meno semplice e scontato di quanto non si immagini e passa per la ricerca continua di un equilibrio tra uomo e natura, in cui non c’è posto per le ideologie. Basti pensare alla gestione delle specie invasive, per esempio le nutrie, la cui sovrabbondanza in diverse regioni italiane crea ingenti danni all’ecosistema e all’ economia locale oltre che minare la sicurezza dei cittadini.

La complessità generata da questi fenomeni per via delle molte questioni implicate è la dimostrazione di come si debba procedere nella ricerca di soluzioni il più possibile condivise tra tutti i soggetti in campo.

La Fondazione Una Onlus, nasce per questo come sintesi di tanti diversi soggetti (mondo ambientalista, venatorio, dei parchi, agricolo, universitario) che a diverso titolo si occupano di tematiche ambientali. Per la realizzazione dei suoi progetti Una collabora con partner dalla riconosciuta autorevolezza, come Coldiretti, con cui condivide due progetti legati dedicati alla gestione delle nutrie e alla lotta all’illegalità in ambito alimentare.”

Il controllo delle specie invasive rappresenta quindi una delle sfide più complesse per la conservazione della biodiversità. La gestione per essere efficace richiede un approccio scientifico integrato, basato su monitoraggio, interventi mirati e coinvolgimento delle comunità locali.

Il ruolo della Fondazione UNA è cruciale per creare sinergie tra enti scientifici e istituzioni per attuare soluzioni sostenibili e condivise.

Le nutrie sono un problema per il territorio italiano?

Le nutrie sono pericolose per l’ambiente Italiano?

Il loro aspetto difficilmente la rende una specie “pericolosa” davanti agli occhi del grande pubblico ma, come anticipato in precedenza, la nutria è una minaccia reale in Italia per ecosistemi, agricoltura e sicurezza idrogeologica.

“La questione della diffusione incontrollata delle nutrie è un tema delicato ma assolutamente non procrastinabile. La nutria, specie non autoctona introdotta in Italia per la produzione di pellicce, è proliferata in assenza di predatori naturali dopo la dismissione degli allevamenti negli anni ‘80. Il sovrappopolamento di questa specie, oltre ad alterare l’equilibrio naturale e creare pericolo per la fauna autoctona, è causa di ingenti danni all’ambiente e all’agricoltura.

Nonostante sia difficile censire esattamente il fenomeno, Coldiretti stima che si possa parlare di una nutria ogni 10 abitanti in Lombardia, con il record nelle pianure di Lodi e Mantova dove si trova un roditore ogni due abitanti, e a Cremona uno ogni tre.

La mancanza fino a poco tempo fa di politiche finalizzate al controllo di questa specie, ha prodotto negli anni una vera e propria emergenza, con danni ingenti alle aree territoriali intorno al Po, alla loro biodiversità, all’ecosistema e all’economia, in particolare a quella agricola. Questo oltre ai gravi rischi per la sicurezza dell’uomo, causati dall’indebolimento degli argini provocato dalle buche che le nutrie scavano al loro interno per le tane e dalla loro antropizzazione.”

Basti pensare che in Provincia di Mantova, secondo quanto indicato per il triennio 2021-2023, i dati suggeriscono la necessità di prelevare una quota minima di 1.417.000 soggetti all’anno per raggiungere l’eradicazione, basandosi su stime del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia.

Zipponi, sempre sui danni prodotti dalle nutrie, poi prosegue: “I danni economici più importanti sono avvertiti dall’agricoltura. Complessivamente le specie invasive costano, a questo strategico comparto economico del paese, circa 100 milioni di euro. Dati allarmanti davanti ai quali devono fermarsi le prese di posizione ideologiche.”

È possibile contenere le nutrie o altre specie invasive?

Contenere, o eradicare, una specie così diffusa com’è in questo momento la nutria certamente non è facile, per questo è fondamentale è il ruolo delle istituzioni.

Fondazione UNA è stata protagonista del progetto di contenimento delle nutrie attuato dalla provincia di Cremona, applicando anche qui il modello dell’approccio condiviso.

Un approccio che ha ricevuto il plauso incondizionato di Gian Luca Galletti, ex ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, che è intervenuto in proposito sostenendo: “Oggi ci sono tutti gli strumenti legali per operare, ma serve un impegno costante e continuato nel tempo. Risorse, approccio scientifico e coinvolgimento del territorio: su queste base, non certo sull’emotività, si può costruire un rapporto di convivenza tra uomo e specie animali che non metta in pericolo le specie e allo stesso tempo non crei danni all’attività umana, a partire dall’agricoltura. L’esempio della provincia di Cremona va certamente in questa direzione”.

A conclusione di quanto affermato, Zipponi conclude con: “Il progetto lombardo esprime, infatti, una visione innovativa che concilia al suo interno rispetto dell’ambiente, salvaguardia del territorio, valorizzazione economica ed occupazionale.

Un esempio concreto di come ecologia, agricoltura pratica venatoria controllata possano rappresentare se ben gestite una opportunità per l’intera società. E in questo approccio scientifico, non polemico ma costruttivo, non oscurantista ma moderno ed europeo, Fondazione Una Onlus e Coldiretti hanno trovato le basi della loro collaborazione.”

Della nutria e delle specie considerate alloctone presenti in Italia è importante parlarne soprattutto per comprendere quali sono i danni arrecati all’ecosistema e come contenerli. Importante è anche la diffusione e sensibilizzazione verso il grande pubblico, effettuata anche grazie alla sinergia con testate importanti e molto diffuse come La Repubblica.

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