La lince eurasiatica Lynx lynx, evocata anche con l’appellativo letterario di gattopardo, è uno dei predatori più elusivi e rari del continente europeo.

Questo felino, riconoscibile per i caratteristici ciuffi auricolari, la coda corta e il mantello sovente maculato, svolge un ruolo ecologico cruciale come superpredatore negli ecosistemi forestali, contribuendo a limitare le popolazioni di ungulati selvatici.

Il suo bellissimo e folto mantello, che varia dai toni grigi o brunastri a quelli spiccatamente rossicci, può presentarsi di colorazione quasi uniforme, maculato o leggermente striato, a seconda della popolazione. Il suo peso varia tra i 20-30 kg nei maschi e i 15-22 kg nelle femmine, con un’altezza al garrese tra i 55 e 75 cm; la coda è lunga circa 20 cm.

La conservazione della lince richiede una gestione del territorio attenta e pragmatica, capace di integrare la tutela della biodiversità con il rispetto profondo per la cultura rurale e per le attività agro-silvo-pastorali che modellano da secoli i paesaggi europei.

Conservare questa specie significa superare l’idea di una natura immobile e intoccabile, per adottare invece una visione dinamica in cui l’uomo assume il ruolo di custode responsabile, impegnato a mitigare i conflitti e a orientare ogni decisione su basi oggettive, supportate da monitoraggi continui e dati raccolti direttamente sul campo.

Dove abita la lince?

La lince eurasiatica Lynx lynx (Linnaeus, 1758) è una specie strettamente legata agli ambienti forestali. Il suo habitat d’elezione è rappresentato da ampi complessi boschivi, preferibilmente con un fitto sottobosco e un’elevata abbondanza di prede, tra cui ungulati di piccole e medie dimensioni, lepri, piccoli roditori e uccelli.

A livello globale, la sua distribuzione è tra le più ampie tra i felidi, estendendosi dall’Europa occidentale fino alle foreste boreali della Siberia e dell’Asia centrale. In Europa, tuttavia, la distribuzione della specie oggi risulta fortemente frammentata, in un areale che comprende prevalentemente i massicci montuosi dei Carpazi, dei Balcani, delle Alpi e la Fennoscandia. Diversa è la lince pardina Lynx pardinus, presente nella Penisola Iberica e in grande ripresa numerica.

La lince è un animale solitario e spiccatamente territoriale: un singolo maschio adulto difende un territorio che varia dai 100 ai 400 km², a seconda della disponibilità trofica. I territori delle femmine invece sono meno ampi. La vasta esigenza spaziale della lince la rende altamente sensibile alla frammentazione degli habitat, evidenziando la necessità di una pianificazione territoriale ampia che assicuri continuità ecologica tra le aree idonee.

Particolarmente importante, per quanto riguarda la popolazione italiana, è il progetto Status and conservation of the alpine lynx population (SCALP). Il quale dal 1995 monitora lo stato della lince nelle Alpi e svolge attività di conservazione, coordinando le azioni di reintroduzione e monitoraggio condotte nei paesi alpini coinvolti.

Dove abita la lince?

Perché la lince è nelle red list?

A livello globale, la lince eurasiatica è classificata come “Least Concern” ossia a rischio minimo nella Red List dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).

Anche a livello europeo lo status di conservazione della lince è least concern, grazie alla presenza stabile di circa 8000-9000 esemplari, che popolano principalmente i Paesi del nord ed est Europa.

Tuttavia, un’analisi critica e contestualizzata a livello territoriale rivela un quadro diverso, proprio in considerazione della vasta distribuzione di questa specie. Infatti, se analizziamo la Lista Rossa dei Vertebrati Italiani (redatta dal Comitato Italiano IUCN con ISPRA), la lince è classificata come “Non Applicabile (NA)”.

Questa forte discrepanza è causata dal fatto che in Italia non sono attualmente presenti popolazioni stabili. Inoltre, le misure di conservazione sono rese particolarmente difficili dalle bassissime densità che la specie raggiunge anche in condizioni ambientali favorevoli e dalla necessità di enormi spazi, che rendono inefficace ogni politica di conservazione ristretta alle sole aree protette (Genovesi in Spagnesi & Toso 1999).

Qual è lo stato di conservazione della lince in Italia?

Secondo il monitoraggio SCALP del 2023 sono presenti 13 linci nel territorio alpino italiano. Mentre, considerando anche le popolazioni di Slovenia e Austria, si raggiunge un totale di 69 individui. Vengono segnalati rari individui in Lombardia, Valle d’Aosta e Piemonte provenienti dalle popolazioni svizzere (Genovesi in Spagnesi & Toso 1999).

Si assiste ad un naturale fenomeno di ricolonizzazione da parte di esemplari provenienti dalla popolazione slovena.

In Europa, i motivi che hanno portato ad un forte calo nelle popolazioni di lince tra l’800 e il ‘900 sono riconducibili a fattori antropici diretti o indiretti. La lince in Europa ha subito per secoli una forte pressione antropica, legata soprattutto ai conflitti con l’allevamento di bestiame e con la gestione degli animali da cortile.

A questa persecuzione diretta si sono aggiunti fattori ambientali altrettanto incisivi: lo sfruttamento forestale e l’espansione delle superfici coltivate hanno modificato profondamente gli ecosistemi, riducendo la disponibilità di habitat idonei.

La distruzione dei siti di rifugio e la progressiva frammentazione degli areali hanno ulteriormente compromesso la sopravvivenza della specie, limitandone gli spostamenti e la capacità di mantenere popolazioni stabili e connesse.

La lince è pericolosa per l’uomo?

La lince non può essere considerata una specie pericolosa perché è un predatore estremamente elusivo che tende a evitare attivamente ogni interazione con l’uomo. A conferma di quanto detto, in tutta Europa non si registrano casi documentati di attacchi all’uomo, un dato che conferma la natura schiva dell’animale e la sua scarsa propensione al confronto diretto con l’essere umano.

Inoltre, le prede naturali della lince sono costituite principalmente da piccoli e medi ungulati e l’uomo non rientra nel suo spettro alimentare. La sua attività è prevalentemente crepuscolare e notturna, il che riduce ulteriormente le probabilità di un incontro ravvicinato con l’uomo. La scarsa propensione al confronto diretto è dunque un dato comportamentale consolidato che rende la lince, sebbene sia un carnivoro al vertice della catena alimentare, un abitante delle foreste non pericoloso per l’uomo.

Un conflitto potrebbe emergere in alcuni contesti con le attività zootecniche, rendendo necessaria una corretta informazione e l’adozione di misure preventive. Necessitando di circa 1,2 kg giornalieri di carne, la lince compie predazioni frequenti, anche a danno di animali da reddito.

In conclusione, la lince sarebbe una componente importante per la biodiversità italiana e la sua tutela richiede scelte pragmatiche, basate su responsabilità condivise e su una gestione realmente partecipata del territorio.

La possibilità di garantirne la presenza stabile dipende dalla capacità di scienziati, istituzioni, cacciatori, allevatori e comunità rurali di superare le contrapposizioni sterili e costruire una coalizione operativa, capace di integrare conoscenze scientifiche, pratiche gestionali e saperi locali in un progetto comune di conservazione attiva.

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