Scopriamo il francolino di monte, un galliforme appartenente alla famiglia dei Tetraonidi, considerato uno dei simboli delle foreste temperate euroasiatiche.

I Tetraonidi si caratterizzano per dei chiari adattamenti ai climi rigidi; presentano narici coperte di penne e tarsi piumati, le dita dei piedi possono essere piumate oppure, come nel caso del nostro francolino, provviste di processi cornei simili a pettini.

Il francolino di monte Tetrastes bonasia (Linnaeus, 1758) è una specie elusiva e difficilmente osservabile, vive in ambienti boschivi maturi con ricco sottobosco, dove la sua mimetizzazione e il comportamento schivo lo rendono quasi invisibile all’occhio umano.

La sua presenza rappresenta un indicatore ecologico di elevata qualità ambientale: richiede infatti habitat integri, continui e scarsamente disturbati, con abbondanza di risorse trofiche e microhabitat diversificati.

In Italia la specie è distribuita in modo frammentato lungo l’arco alpino, dove sopravvive in nuclei spesso isolati. La sua ecologia, basata su una dieta varia e su una forte dipendenza dalla struttura del bosco, lo rende particolarmente sensibile alle alterazioni del paesaggio, alla frammentazione forestale e alla pressione antropica.

Comprendere le sue esigenze ecologiche è fondamentale per impostare strategie di conservazione efficaci e per garantire la sopravvivenza di una specie che rappresenta un tassello importante della biodiversità forestale europea.

Come distinguere un Francolino di monte?

Il francolino di monte è una specie stanziale di piccole dimensioni, con una lunghezza di circa 35–40 cm. Questo uccello è strettamente legato all’ambiente forestale alpino, prediligendo ambienti boschivi maturi con ricco sottobosco.

Si tratta di una specie elusiva e difficilmente osservabile, il cui comportamento schivo e la forte mimetizzazione lo rendono quasi invisibile all’occhio umano. Presenta infatti un piumaggio estremamente mimetico, caratterizzato da tonalità brune, grigie e rossicce che riproducono fedelmente i colori del sottobosco. Nel dettaglio, il maschio mostra una gola nera bordata di bianco, mentre la femmina ha colorazioni più uniformi e meno contrastate.

Entrambi possiedono una coda corta e arrotondata, barrata da fasce scure. Il comportamento è tipicamente elusivo: si muove a terra, vola raramente e per brevi tratti, preferendo nascondersi tra la vegetazione.

Cosa è il francolino di monte e dove trovarlo?

Dove abita il Francolino di monte?

Il francolino di monte predilige foreste miste e conifere mature con abbondante sottobosco, radure naturali e presenza di arbusti come nocciolo, ontano e salicone.

La specie necessita di habitat strutturalmente complessi, con copertura vegetale continua e microambienti diversificati che offrano riparo, siti di nidificazione e risorse alimentari stagionali.

La distribuzione altitudinale varia generalmente tra i 600 e i 1.800 metri, con preferenza per versanti freschi, umidi e poco disturbati. In Italia è distribuito lungo l’arco alpino tra le province di Vercelli e Udine, sebbene la sua presenza sia decisamente più continua e consistente nelle Alpi centro-orientali.

Il Trentino-Alto Adige è la regione che ospita la popolazione numericamente più consistente di questa specie. Le densità di popolazione sulle Alpi italiane, anche nelle condizioni più favorevoli, non superano le 2-3 coppie per 100 ettari di territorio, riflettendo la territorialità di questa specie monogama.

La frammentazione degli habitat forestali rappresenta uno dei principali fattori limitanti per la specie; infatti, il francolino di monte mostra una forte dipendenza dal bosco solo parzialmente antropizzato e alternato a baite circondate da prati e pascoli o malghe.

Qual è il suo stato di conservazione?

Il francolino di monte presenta uno stato di conservazione complesso e differenziato a seconda delle regioni europee. A livello globale, la IUCN Red List classifica Tetrastes Bonasia come Least Concern (LC), ovvero quella destinata alle specie a minor rischio, poiché l’areale complessivo rimane ampio e le popolazioni dell’Europa orientale e dell’Asia risultano relativamente stabili. In Italia la specie è considerata dal 2022 Data Deficient (DD).

In Europa centro-occidentale e soprattutto in Italia, la specie mostra una situazione di possibile declino, tanto da essere considerata vulnerabile o quasi minacciata nei principali elenchi nazionali e regionali. La contrazione deriva principalmente dalla perdita di habitat forestali maturi, dalla frammentazione del paesaggio e dalla semplificazione strutturale dei boschi, che riduce la disponibilità di sottobosco e microhabitat essenziali.

A ciò si aggiungono disturbo antropico crescente, aumento della pressione predatoria e alterazioni microclimatiche legate al cambiamento climatico. La combinazione di questi fattori rende le popolazioni alpine particolarmente sensibili, richiedendo interventi di gestione forestale naturalistica e monitoraggi continui per garantirne la persistenza. Chiaramente si tratta di una specie non cacciabile.

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Perché è sbagliato chiamarlo fagiano di monte?

Il termine “fagiano di monte”, utilizzato occasionalmente per questa specie in ambiti venatori, è improprio e genera confusione poiché è il nome comune di un’altra specie di tetraonide: il Lyrurus tetrix, comunemente chiamato “gallo forcello” per via della forma della sua coda. Il francolino di monte appartiene sì alla stessa Famiglia, ma presenta morfologia, ecologia e comportamento completamente diversi.

È più piccolo, più elusivo, vive in ambienti forestali fitti e non in aree aperte o ecotoni come i “veri” fagiani di monte. Utilizzare la denominazione corretta è fondamentale per evitare errori di identificazione e per promuovere una comunicazione attenta e accurata anche nei rapporti con il mondo scientifico.

Il francolino di monte è una specie chiave degli ecosistemi forestali europei, la cui presenza indica ambienti integri e ben strutturati. La sua ecologia complessa, la distribuzione frammentata e la sensibilità ai cambiamenti ambientali lo rendono un importante bioindicatore della qualità del paesaggio montano.

Comprenderne le esigenze, tutelarne gli habitat e migliorare la gestione forestale sono azioni indispensabili per garantirne la conservazione. Diffondere informazioni corrette, evitando denominazioni improprie e semplificazioni, è parte integrante di una divulgazione scientifica responsabile e utile alla tutela della biodiversità.

Bibliografia:
https://www.iucnredlist.org/species/22679449/92808232
https://datazone.birdlife.org/species/factsheet/hazel-grouse-bonasa-bonasia
https://www.isprambiente.gov.it/it/temi/natura-e-biodiversita/fauna-selvatica
https://www.crea.gov.it/web/crea-foreste-e-legno https://www.eea.europa.eu/themes/biodiversity/forest-biodiversity
https://www.nature.com/subjects/birds
https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioServizio/servizi-e-informazioni/cittadini/ambiente-e-territorio/fauna-elvatica/piano-faunistico-venatorio
https://www.regione.veneto.it/web/ambiente-e-territorio/galliformi-alpini

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