Non è affatto raro trovare su testate giornalistiche (ma anche telegiornali) locali notizie relative alla presenza, spesso ingombrante e pericolosa, dei cinghiali. Come non mancano le segnalazioni e le foto sui social in cui compaiono piccoli gruppi di questi ungulati passeggiare per le strade di un paese o addirittura in quelle della capitale: risale a pochi mesi il video della famigliola di cinghiali a passeggio nella zona di Trastevere.

A occhio e mente inesperti potrebbe apparire un fatto, anzi una serie di fatti di poco conto. La verità è che stiamo parlando di un animale aggressivo e persino potenzialmente mortale per l’uomo, ma le cui implicazioni non si fermano a un generale stato di prosperità della specie sul terreno naturale, data la sua notevole adattabilità e l’elevato potenziale riproduttivo:

  • Può essere infatti causa di incidenti automobilistici (più di altri ungulati a causa della sua massiccia diffusione)
  • È spesso dannoso nei confronti dei campi agricoli in quanto scava nei terreni e si ciba dei frutti faticosamente coltivati dagli agricoltori
  • La sua presenza va a discapito degli ecosistemi locali e della biodiversità, poiché in grado di adattarsi a qualsiasi (o quasi) territorio e ambiente, soverchiando in numero altre specie (ungulati e non solo) e causandone la progressiva sparizione

Non intendiamo certamente demonizzare l’animale in sé, che non è certamente un assassino, ma è palese che il cinghiale risulti essere un problema sotto diversi punti di vista. Non è solo la simpatica bestia che Asterix e Obelix inseguono per cena, non canta e scherza come Pumbaa nel Re Leone (e sarebbe pure ingiusto citare, guardando alla letteratura contemporanea, la morte di Re Robert Baratheon che avviene nel primo volume del Trono di Spade proprio a opera di un cinghiale).

La sua naturale capacità di adattarsi e riprodursi sono infatti una fonte continua di preoccupazioni per il suo impatto fortemente negativo nei confronti della biodiversità e per i danni che può causare, soprattutto nei confronti degli agricoltori. A quali sorge spesso la domanda: chi paga i danni dei cinghiali?

Quali sono e chi paga i danni dei cinghiali?

Come si risolve il problema dei danni causati dai cinghiali?

Un’analisi razionale della situazione dovrebbe portare a risolvere il problema alla radice, evitando dunque di giungere al danno ormai avvenuto e alla questione su chi paga i danni dei cinghiali. In buona parte del nostro territorio, soprattutto appenninico, e di quello Europeo la densità dell’ungulato è già eccessiva e foriera di problemi di carattere economico ed ecologico.

Le risposte date da autorità e associazioni di vario genere sono molteplice, dalla caccia classica a quella di selezione (ovvero l’abbattimento programmato volto a controllare il numero di esemplari di determinate specie), fino alle recinzioni per proteggere i terreni dei coltivatori. Purtroppo non sempre si tratta di soluzioni adeguatamente efficaci perché non vedono l’impegno costantemente condiviso delle realtà inerenti caccia, agricoltura e ambiente.

Le limitazioni all’attività venatoria per periodi e aree sono spesso troppo restrittive per esercitare una gestione realmente utile al controllo numerico dell’animale (senza contare la contrapposizione animalista troppo spesso ideologica). Il selecontrollore da parte sua gode di maggior libertà di azione, ma i piani di abbattimento regionali (che seguono sempre le linee guida dell’ISPRA) si stanno rivelando al momento inadeguati a coprire le necessità ambientali ed economiche.

L’installazione delle recinzioni rappresenta invece un costo spesso insostenibile per buona parte degli agricoltori, che non riescono in tal modo a evitare di subire danni ai propri terreni e, quindi, al proprio sostentamento economico.

Quali sono e chi paga i danni dei cinghiali?

Chi paga i danni dei cinghiali: ecco cosa afferma la legge

Per capire cosa lo stato italiano enuncia a riguardo in materia legislativa, è necessario prendere anzitutto in esame l’articolo 26 della Legge n.157 del 11 febbraio 1992, il quale stabilisce quanto segue:

“Per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo della fauna selvatica, in particolare da quella protetta, e dall’attività venatoria, è costituito a cura di ogni regione un fondo destinato alla prevenzione e ai risarcimenti, al quale affluisce anche una percentuale dei proventi di cui all’articolo 23. Le regioni provvedono, con apposite disposizioni, a regolare il funzionamento del fondo di cui al comma 1, prevedendo per la relativa gestione un comitato in cui siano presenti rappresentanti di strutture provinciali delle organizzazioni professionali agricole maggiormente rappresentative a livello nazionale e rappresentanti delle associazioni venatorie nazionali riconosciute maggiormente rappresentative. Il proprietario o il conduttore del fondo è tenuto a denunciare tempestivamente i danni al comitato di cui al comma 2, che procede entro trenta giorni alle relative verifiche anche mediante sopralluogo e ispezioni e nei centottanta giorni successivi alla liquidazione. Per le domande di prevenzione dei danni, il termine entro cui il procedimento deve concludersi è direttamente disposto con norma regionale”.

Senza fare un sintesi eccessivamente riduttiva della suddetta legge si evincono due fatti:

  • Non si menziona in maniera incontrovertibile che il risarcimento debba essere integrale rispetto al danno subito
  1. Il fondo che ogni regione crea e gestisce autonomamente è limitato a discrezione dell’ente e potrebbe in ogni caso non far fronte a tutte le richieste occorse in un anno

La risposta alla domanda su chi dovrebbe pagare i danni dei cinghiali è abbastanza chiara in quanto la fauna selvatica è considerata dalla legge come patrimonio indisponibile dello stato, di cui quindi è responsabile. Il problema è che sussisterebbe la possibilità di non ricevere un risarcimento congruo al danno.

Una particolare disamina richiede l’articolo 10 della medesima legge, in cui viene disposto che “ai fini della pianificazione generale del territorio agro-silvo-pastorale le province predispongono,  articolandoli per comprensori omogenei, piani faunistico-venatori” che comprendono anche “i criteri per la determinazione del risarcimento in favore dei conduttori dei fondi rustici per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e alle opere approntate su fondi vincolati” (dove per vincolati si intende oasi, zone di ripopolamento e centri di riproduzione).

Quali sono e chi paga i danni dei cinghiali?

Le criticità maggiori riguardano l’agricoltura

L’emergenza più imponente e urgente relativa ai danni causati dai cinghiali riguarda senza dubbio gli agricoltori. Date l’efficacia non sufficiente dei piani faunistico-venatori, gli stessi operatori del settore agricolo rivedrebbero per primi e molto volentieri gli strumenti di prevenzione e tutela, rimuovendo o “alleggerendo” i vincoli all’attività di caccia.

I benefici sarebbero evidenti poichè verrebbero contenuti i danni causati dalla fauna in generale e ne risentirebbe in positivo anche l’ecosistema, favorendo ulteriormente il territorio in cui operano gli agricoltori. Eviterebbero soprattutto infine il percorso burocratico relativo al calcolo dei danni subiti e il conseguente rimborso (con annessa “preghiera” alla regione di residenza).

Secondo un’indagine dell’Eurispes presentato nel 2007, l’ultima considerata utile dalla Coldiretti, i danni da fauna selvatica su scala nazionale erano stimati intorno ai 70 milioni di euro, cifre che attualmente potrebbero risultare più alte visto l’innalzamento della popolazione di cinghiali nel Paese. E la causa maggiore viene proprio dai cinghiali. Le province in linea teorica dovrebbero provvedere a dei censimenti annuali allo scopo di indire i singoli piani di abbattimento o per indicare i limiti periodici nella stagione venatoria, ma i risultati non sono purtroppo attendibili o vicini alla realtà quanto sarebbe necessario.

Unitamente alle varie criticità normative e gestionali relative a caccia e gestione faunistica, si aggiungono quelle relative al risarcimento, visto che permangono notevoli dubbi di carattere legislativo riguardanti principalmente le modalità di richiesta del danno e il tipo di responsabilità. Questioni prettamente giuridiche di cui agli agricoltori interessa solo un aspetto: alla fine chi paga i danni dei cinghiali? La risposta è la Pubblica Amministrazione (regione o provincia non fa differenza, sperate solo che il fondo sia congruo), come sottolineato nel documento Coldiretti Area Ambiente – Territorio del gennaio 2000:

“(…) ciascuno ha il diritto di vedere garantita la reintegrazione della perdita economica sofferta; pertanto il pregiudizio all’integrità del patrimonio impegna la responsabilità della Pubblica Amministrazione, per il solo fatto di non aver potuto prevedere il fatto”.

Quali sono e chi paga i danni dei cinghiali?

Cosa accade in caso di danni da investimento di fauna selvatica?

Se la questione su chi paga i danni dei cinghiali ha risposta soprattutto (per ragioni statistiche) in situazioni riguardanti il settore dell’agricoltura, non è però raro il caso di incidenti (soprattutto lungo l’Appennino) che vedono coinvolti automezzi e ungulati (fra i quali i cinghiali rappresentano ancora una volta la causa principale). L’auto potrebbe aver investito l’animale danneggiandosi, oppure aver colpito il guardrail per evitarlo, o ancora essersi danneggiata in molteplici altre maniere avendo perso il controllo.

In tutti questi casi il conducente si può riservare il diritto per “responsabilità oggettiva” di chiedere un risarcimento all’ente proprietario del tratto stradale, che può essere il comune, la provincia o la regione (più difficile l’autostrada che è sempre protetta da barriere), dimostrando con fatti e documenti quanto avvenuto: in tal senso chiamare la Polizia per fargli stilare il verbale è un’ottima idea.

Ovviamente si perde il diritto in caso di palese mancanza dal punto di vista del codice stradale (eccesso di velocità, ecc), come avviene in qualsiasi altro tipo di sinistro che vede coinvolti più autovetture.

Quali sono e chi paga i danni dei cinghiali?

 

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