Quali sono i rischi e i pericoli dell’Amanita falloide? Scopriamo assieme come questo fungo velenoso mortale, molto diffuso, può essere un pericolo per l’uomo.

L’Amanita phalloides, dal gr. amanítēs “fungo del monte Amano” e dal latino “phallus”, “fallo” e dal greco “eidos”, “forma, aspetto”, cioè “a forma di fallo” per le sembianze del fungo giovane. Noto anche come Amanita falloide o Tignosa verdognola, è un fungo basidiomicete della famiglia delle Amanitaceae.

È un fungo velenoso mortale molto diffuso, conosciuto a causa della sua tossicità estremamente elevata e del suo alto polimorfismo, che lo rende somigliante a molte altre specie. È facile confonderlo con congeneri e non, ciò lo rende uno dei funghi più pericolosi esistenti in natura. L’ avvelenamento causato da questo fungo, ha quasi sempre esito letale in quanto provoca la sindrome falloidea, con danni irreversibili al fegato e ai reni.

Nel caso in cui si sopravviva ai suoi effetti, nella migliore delle ipotesi, si è costretti a ricorrere all’emodialisi a vita o al trapianto di fegato. La sua estrema tossicità è dovuta ad una sostanza chiamata “α-amanitina” che impedisce la formazione dell’RNA-messaggero da parte della polimerasi-II in umani e, in concentrazione maggiore, blocca anche la funzione della polimerasi-III.

Al contrario, né la polimerasi-I in umani, né la polimerasi-III della stessa amanita sono soggette o vulnerabili all’azione dell’α-amanitina. È una delle quattro amanite mortali presenti in Italia, le altre sono: la verna, la virosa e la porrinensis, quest’ultima molto rara.

Come riconoscere l’amanita falloide?

L’Amanita falloide, oltre ad essere letale e ad avere un elevato polimorfismo, è anche una specie molto diffusa nei boschi italiani e, per questo, è considerato uno dei funghi più pericolosi in natura.

Le caratteristiche importanti che è possibile osservare di questa specie sono il gambo di colore biancastro, e il cappello, percorso da minute fibrille innate radiali. Altri caratteri distintivi importanti sono la presenza di volva bianca membranacea e sottile e di un anello ampio e cascante; bisogna porre particolare attenzione a questi ultimi due elementi che, in alcuni casi, potrebbero risultare poco visibili, o quasi assenti.

Allo stadio di ovolo, cioè fungo chiuso, si presenta con l’aspetto di uovo allungato ovoidale, allargato nella parte basale; sezionato lascia intravedere dei colori biancastri o sfumature verdognole, mai giallo aranciate. Questa caratteristica è molto importante perché distingue l’Amanita phalloides dall’Amanita cesarea (ovolo, cocco), fungo commestibile e molto buono, che allo stadio di ovolo chiuso presenta al taglio delle venature giallo aranciate.

È utile ricordare che in Italia è vietata per legge la raccolta e la vendita dell’amanita muscaria allo stadio di ovolo chiuso. Questo sia per evitare la possibile confusione con specie velenose potenzialmente mortali, sia per l’importanza che ha il lasciare nel bosco a svilupparsi, ai fini della riproduzione della specie, gli esemplari immaturi.

Quali sono i sintomi causati da un fungo velenoso?

Da sempre i funghi sono stati oggetto di interesse e nel corso dei secoli l’uomo ha imparato, sulla propria pelle, quali funghi si possono raccogliere e consumare e quali invece hanno effetti tossici, di differente gravità, fino alla morte.

Tra le sindromi scientificamente riconosciute, causate dall’ingestione di funghi, si possono distinguere le sindromi a breve e a lungo periodo di latenza e le sindromi gastrointestinali.

Le sindromi a lunga latenza, cioè 12-72 ore dal consumo, comprendono tra le altre la sindrome orellanica, norleucinica, giromitrica, rabdomiolitica, encefalica, poliporica, morchellica e falloidea. Tra queste le più gravi per sintomatologia sono la sindrome falloidea e la sindrome orellanica, entrambe presentano quadri clinici molto gravi, che possono condurre alla morte, seppur con sintomatologie differenti. Infatti, la sindrome falloidea, causata da funghi del genere Lepiota, dopo una fase iniziale di sintomi gastrointestinali, causa gravi sintomi epatici, e occupa tra gli avvelenamenti da funghi il primo posto.

Le sindromi a breve latenza (1-6 ore) sono di norma avvelenamenti non gravi; tra le principali, la sindrome muscarinica, panterinica, psilocibinica, coprinica,paxillica ed emolitica, sono tutte caratterizzate da un decorso che non conduce a morte.

Le sindromi gastrointestinali sono le più diffuse tra le intossicazioni fungine, caratterizzate da dolori gastrointestinali con vomito e diarrea, crampi, cefalea, dolori addominali, sovente presentano un’intensità dei sintomi proporzionale alla quantità di funghi ingerita.

Come riconoscere ed evitare l’amanita muscaria

L’Amanita muscaria o ovolo malefico non è un fungo mortale, tuttavia rappresenta un fungo di rilevante interesse micotossicologico. Il suo consumo può indurre una sindrome neurotossica nota come sindrome ibotenico-muscimoliana (o pantherinica), con prognosi generalmente favorevole e intossicazione raramente fatale.

Dal latino “muscarius” attinente alle mosche, poiché in passato utilizzata come sostanza moschicida. Presenta un cappello che varia da 4 a 25 cm dapprima globulare, poi emisferico e gradualmente si espande diventando convesso, poi appianato con centro spesso depresso.

Rischi e pericoli dell'amanita falloide: come riconoscere l'amanita muscaria

Di colore rosso vivo, rosso arancio, rosso scuro, viscoso con tempo umido, coperto di verruche bianche piramidali, rilevate, concentriche (residui del velo generale) che col tempo tendono a scomparire. Ha lamelle distanziate dal gambo, alte e serrate; di colore biancastro o giallastre, più basse verso il gambo, con presenza di lamellule.

Il gambo è bianco, rettilineo, slanciato, leggermente ingrossato alla base in un bulbo che si presenta ornamentato da cerchi concentrici di verruche, resti del velo generale, inizialmente pieno, poi cavo fino a diventare tubuloso. L’anello è ampio, membranoso, tipicamente a gonnella, orlato ondulato, bianco con tonalità gialline sul bordo, sfrangiato, striato nella parte superiore. Volva bianca, friabile, presto dissociata in perle, verruche, pustole.

Poiché ha lo stesso habitat dei porcini (genere Boletus) spesso ne rivela la presenza (spia). Si distingue bene dall’Amanita caesarea che presenta prevalentemente un diverso colore del cappello (rosso uovo), mancanza di verruche, ma soprattutto per il colore delle lamelle del gambo e dell’anello in giallo oro.

Guida al sottobosco, come riconoscere i funghi

La curiosità e la ricerca dei prodotti del sottobosco da sempre ha spinto l’uomo alla frequentazione dei boschi e degli ambienti naturali. Andare a caccia di funghi commestibili per molti è un vero e proprio hobby.

Come è noto però raccogliere funghi può essere spesso insidioso. Per farlo, è fondamentale conoscere perfettamente il fungo in tutte le sue varietà. Ci sono alcune specie, anche abbastanza comuni nei nostri boschi, che possono essere tossiche al punto di essere mortali.

Molto spesso si riscontra nella ricerca dei funghi l’assenza di conoscenza della materia, la mancanza di consapevolezza, di coscienza, fattori che spesso determinano, purtroppo, una ricerca e una raccolta indiscriminata, senza rispetto per l’ambiente boschivo e delle norme. Troppo spesso si assiste infatti ad una vera e propria “predazione” del sottobosco, con mancanza di rispetto per le spese fungine non commestibili o comunque non appetite, rotte e/o divelte, lasciate al suolo.

Riconoscere i funghi significa anzitutto rispettare l’ambiente naturale nel quale si opera, per coglierne i frutti, in maniera consapevole. In Italia il patentino per la raccolta dei funghi non è più previsto, ma in alcune Regioni è necessaria la frequentazione di un corso. Quest’ultimo viene tenuto da associazioni dotate dei dovuti permessi o dalle Asl, con un minimo di ore di frequenza, ed eventualmente il pagamento di un bollettino dal prezzo variabile a seconda della durata o del luogo di residenza.

È comunque auspicabile e fortemente consigliato a tutti coloro che si approcciano alla raccolta senza aver frequentato corsi specifici di avvalersi, nella stagione di raccolta, del servizio gratuito di identificazione del raccolto previsto per legge (L.N 352/1993) in ogni Asl d’Italia, a cura di un micologo esperto.

Bibliografia:

https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/storia-della-micologia-italiana-e-primo-contributo-alla-nomenclatura-corretta-dei-funghi
https://www.unionemicologicaitaliana-aps.it/gruppi-micologici/gruppi-micologici-associati-umi/
https://www.nicolooppicelli.com/
https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_1178_0_file.pdf
https://www.funghiitaliani.it/
https://www.amint.it/
https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1993;352
Michelot, D., & Melendez-Howell, L. M. (2003). Amanita muscaria: chemistry, pharmacology, toxicology, and ethnomycology. Journal of Toxicology – Clinical Toxicology, 41(2), 143-159.

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