Scopri quando e come si caccia la volpe in Italia: regole, storia, rischi sanitari e consigli utili per una pratica sicura, etica e consapevole.

La volpe rossa (Vulpes vulpes Linnaeus, 1758) è uno dei carnivori a distribuzione più ampia sulla Terra. Si trova infatti in Eurasia, in parte dell’Africa settentrionale, in Nord America ed è stata introdotta in Australia, dove oggi costituisce una delle maggiori minacce, insieme ai gatti, per la fauna autoctona.

La caccia alla volpe rossa ha sicuramente segnato la storia della Gran Bretagna dove, già a metà del Cinquecento, venivano organizzate battute nella contea di Norfolk. Questa forma di caccia, che prevedeva l’ausilio di ampie mute di cani e prestanti cavalli, arrivò anche in Italia grazie al Lord inglese Chesterfield. Nel 1844 una ristretta cerchia di nobiluomini, capitanati proprio dal Lord, organizzarono a Roma le prime cacce alla volpe nella campagna romana presso il principe Livio Odescalchi: così nacque la Società Romana per la caccia alla volpe.

Da allora questa caccia è profondamente cambiata: è stato abbandonato l’utilizzo dei cavalli ma è rimasto l’impiego dei cani. Ma in Italia, come altrove nel mondo, la volpe è considerata la specie opportunista per eccellenza. La sua proverbiale astuzia e le alte densità che può raggiungere nei territori la rendono spesso invisa ad allevatori e cacciatori. Scopriamo insieme le caratteristiche di questa affascinante forma di caccia.

Quando si può cacciare la volpe?

La caccia alla volpe è un’attività venatoria tra le più complicate a livello legislativo, perché vi sono delle forti differenze tra i calendari venatori di ogni regione italiana, aggiornati di anno in anno. 

Ad esempio, nel 2024 in Toscana la volpe è stata cacciabile dal 15 settembre al 30 gennaio ma, dal 9 dicembre è stata esercitata da cacciatori riuniti in squadre nella forma della braccata con l’ausilio del cane da seguita. In Sicilia invece, terra con una grande tradizione venatoria per la volpe, la caccia è stata consentita dal 2 ottobre 2024 al 30 gennaio 2025, sia in forma libera che in battuta ma, per quest’ultima dev’essere autorizzata preventivamente dalla Ripartizione Faunistico Venatoria di Palermo. Inoltre, per il mese di gennaio la caccia alla volpe è consentita in due casi: “da appostamento temporaneo senza l’ausilio di cani o in battuta con l’ausilio dei cani da seguita, da tana e da traccia, sempre previa autorizzazione della Ripartizione Faunistico Venatoria”.

In conclusione, la caccia alla volpe è consentita durante i periodi stabiliti dal calendario venatorio, che variano a seconda delle regioni. Le autorizzazioni e le modalità operative sono disciplinate da leggi nazionali, come la 157/1992, e da leggi regionali.

È fondamentale quindi consultare il calendario venatorio regionale e, ove previsto, i piani di gestione della fauna selvatica, per garantire il rispetto delle norme e la salvaguardia degli equilibri ecologici (Ministero dell’Ambiente, ISPRA).

Quali malattie trasmette la volpe?

La Volpe è considerata un importante vettore di zoonosi e per la sua attitudine a colonizzare aree a forte antropizzazione e per raggiungere localmente alte densità. Può costituire quindi un forte rischio anche per la salute umana.

Considerando che è uno dei mammiferi selvatici più diffuso in Europa e il potenziale rischio di zoonosi ad esso relazionato, il monitoraggio sanitario di questa specie è di fondamentale importanza al fine di conoscere e contrastare gli agenti zoonosici di cui la volpe può costituire il serbatoio e/o il vettore (Veneziano, 2015). 

Un esempio delle infezioni parassitarie trasmesse attraverso l’ingestione di materiale contaminato può essere dato da alcuni protozoi come Giardia spp., Cryptosporidium spp., e Toxoplasma gondii, numerosi cestodi ( Taenia spp.) e nematodi (Toxocara spp., Ankylostoma caninum, Uncinaria stenocephala). Altri agenti zoonotici quali Leishmania spp., Trichinella spp., Alaria alata e Sarcoptes scabiei

Ma come si possono trasmettere le infezioni dalla Volpe all’uomo? Attraverso la contaminazione fecale delle derrate alimentari destinate al consumo umano oppure attraverso l’interazione con gli animali domestici.

Quali malattie trasmette la Volpe?

5 consigli da seguire per l’abbattimento delle volpi

Ecco 5 consigli pratici per esercitare in maniera etica ed efficace questa tipologia di caccia:

  1. consultare sempre il calendario venatorio: questa prescrizione vale per ogni forma di caccia ma, data la complessità di questa pratica, prima di iniziare qualsiasi attività, è bene assicurarsi di rispettare il calendario venatorio.
  2. Monitoraggio e studio del territorio: la volpe è un predatore opportunista e schivo, abituato a muoversi con cautela in ambienti molto diversi. Conoscere la morfologia del territorio, come boschi, radure e margini agricoli, permette di individuare punti di passaggio, tane e aree di caccia abituali.
  3. Conoscenza delle abitudini: l’osservazione dev’essere parte integrante di una buona pianificazione venatoria. Uscite serali o crepuscolari, con l’ausilio di binocoli, visori termici o notturni, possono rivelare preziose informazioni sui comportamenti, sugli spostamenti e sugli orari di maggiore attività.
  4. Scegliere la giusta attrezzatura: nonostante le dimensioni contenute, la volpe è un selvatico coriaceo coperto da folta pelliccia, spesso ingaggiato a distanze considerevoli. È consigliabile utilizzare cartucce caricate con pallini grossi n° 3, 2 o maggiori, e canne ben strozzate (1 o 2 stelle), per garantire un tiro letale e preciso.
  5. Corretta gestione delle carcasse: il consumo della carne di volpe è molto limitato, per questo è importante gestire correttamente le volpi abbattute, soprattutto per prevenire la diffusione delle malattie viste in precedenza.

Come per tutte le altre forme di caccia è sempre bene ricordarsi di prestare la massima attenzione alla sicurezza. Soprattutto per la caccia in battuta o con l’ausilio dei cani, è imprescindibile essere concentrati per il bene proprio, altrui e degli ausiliari.

Cos’è il controllo della volpe e perché è importante farlo

Diversi lavori scientifici considerano il controllo della volpe propedeutico al mantenimento di popolazioni abbondanti di lepre (Lepus europaeus Linnaeus, 1758) e di tante specie di uccelli che nidificano sul terreno. È bene puntualizzare quindi che, sebbene la pratica del controllo dei predatori generalisti  generi spesso preoccupazione nel mondo ambientalista, vi è una crescente evidenza scientifica che, anche molte specie minacciate, come il Chiurlo (Numenius arquata Linnaeus, 1758) in Irlanda (McMahon et al., 2020) beneficiano di un controllo dei predatori opportunisti durante la stagione riproduttiva.

In alcune aree con vocazione specifica, come le zone di ripopolamento e cattura (ZRC), il contenimento numerico della volpe, è reso necessario per massimizzare l’efficacia dell’obiettivo stesso, in questo caso il forte incremento numerico di alcune specie.

Quanto è importante la caccia alla volpe in Italia?

Come spesso accade la letteratura scientifica non ci fornisce dati univoci. Secondo le linee guida per la gestione della volpe in Italia pubblicate dall’ISPRA “in alcuni casi si è verificato, in seguito a decrementi delle popolazioni di Volpe, un incremento di consistenza e successo riproduttivo delle specie preda, in altri casi non si è registrato alcun significativo effetto demografico.

Questo significa che il ruolo della volpe negli equilibri faunistici può variare sensibilmente in base al contesto ecologico, alla densità del predatore e alla vulnerabilità delle specie preda. Quando viene praticata, però, la caccia alla volpe ha finalità gestionali ben precise:

    • proteggere le specie selvatiche oggetto di predazione (lepri, fagiani, uccelli nidificanti, ecc);
    • ridurre i danni agli allevamenti domestici amatoriali (piccioni, polli, conigli ecc);
    • cercare di mantenere in equilibrio il rapporto tra predatori e prede.

In conclusione, la caccia alla volpe, ben regolamentata e basata su dati aggiornati, può rappresentare uno strumento utile per la conservazione e la gestione sostenibile degli ambienti naturali e agroforestali.

Riferimenti bibliografici:

McMahon B.J. et al., 2020 – European bird declines: do we need to rethink approaches to the management of abundant generalist predators? J. Appl. Ecol.

Veneziano V. 2015 – La volpe (Vulpes vulpes) come fonte di zoonosi parassitarie in Italia Meridionale.

Papadoupolos et al., 1997; Gortazár et al., 1998; Smith et al., 2003; Perkins et al., 2005

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