Il 4 ottobre si celebra San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia e figura tra le più amate e conosciute della tradizione cristiana. Spesso, nell’immaginario comune, il Santo viene associato quasi esclusivamente all’amore per gli animali e alla tutela della natura, diventando un’icona per sensibilità ambientaliste e animaliste contemporanee. Ma la sua storia e il suo messaggio vanno ben oltre questa lettura moderna. Per l’occasione, abbiamo incontrato un rappresentante dell’Ordine dei Frati Minori, Padre Giovanni Buonamano, che ci ha offerto una prospettiva diversa.

Padre, si può parlare di Francesco come di un Santo ecologico”?

San Francesco aveva una concezione sapienziale della natura, della sua conoscenza e del suo uso. Egli considerava la natura non come un idolo da adorare e al quale sacrificare la civiltà, come oggi pretende l’ecologismo estremista, bensì come una creatura, come un “ambiente” creato che manifesta le divine grandezze del Creatore e come uno strumento donato da Lui all’uomo per il suo progresso e soprattutto per la sua salvezza. Tantomeno si può considerare San Francesco come un precursore dell’odierno “animalismo” o del vegetarianismo: egli infatti amava alcuni (non tutti!) animali come immagini di virtù morali o di personaggi sacri e celebrava le feste religiose mangiando di tutto, anche la carne, come l’agnello pasquale.

La visione odierna di San Francesco, dunque, è spesso travisata.

Una lunga serie di saggi, romanzi, fumetti, commedie, musical, film, e trasmissioni televisive hanno oggi imposto questa falsa immagine al grande pubblico: e così, una falsità ripetuta migliaia di volte è diventata una verità indiscutibile. Eppure, basta tornare alle fonti storiche del secolo XIII per ricuperare il vero francesco nella sua autenticità storica. Si tratta di un modello di santità evidentemente antimoderno il quale, proprio per questo, oggi risulta di attualità e mantiene un certo fascino che attira soprattutto quei giovani che sono disgustati dalla “modernità”, sono consapevoli del suo fallimento e ne ricercano una credibile alternativa. Anche nel caso del francescanesimo vale quell’antico motto che dice: “Riscoprite l’antico e sarà un progresso”.

E chi parla di un Santo “vegano”?

San Francesco non era affatto vegano come molti pensano, anche se amava gli animali, tanto che diceva ai suoi frati che era lecito mangiare tutto quello che veniva loro messo davanti, compreso la carne. È da smontare una cliché piuttosto diffuso tra i cultori estremi della alimentazione priva di proteine animali.

San Francesco d’Assisi mangiava la carne e non era vegetariano, come racconta la Vita Seconda di Tommaso da Celano, (FF199): «Un giorno i frati discutevano assieme se rimaneva l’obbligo di non mangiare carne, dato che il Natale quell’anno cadeva in venerdì. Francesco rispose a frate Morico: “Tu pecchi, fratello, a chiamare venerdì il giorno in cui è nato per noi il Bambino. Voglio che in un giorno come questo anche i muri mangino carne, e se questo non è possibile, almeno ne siano spalmati all’esterno”».

San Francesco d’Assisi nella Regola non proibisce l’uso della carne se non nei tempi di Quaresima, attenendosi alle norme Ecclesiastiche. Dalla sacra Scrittura emerge in maniera inequivoca che Dio stesso ha concesso all’uomo di nutrirsi anche delle carni degli animali.

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