giovedì 30 giugno 2016
AreseMappa

Due milioni di metri quadri e due anni di ricerche e contrattazioni: ecco lo studio per il Pms

 

Uno studio preparatorio per un'opera che non ha eguali in Europa. Ecco cos'è il progetto-Arese, che la Regione Lombardia ha messo in pista per riqualificare un’area immensa, circa 2 milioni di metri quadrati, trasformandola in un polo industriale proiettato verso il futuro. La storia di Arese, cittadina situata pochi chilometri a nord di Milano, è legata a doppio filo a quella dell’Alfa Romeo, da quando il marchio automobilistico spostò lì la sua sede all’inizio degli anni sessanta fino a quando la Fiat, con un lento declinare terminato nel 2005, chiuse lo stabilimento dove, dalla “Giulia” alla “Multipla” sono state prodotte centinaia di migliaia di automobili.

 

Proprio la fine delle attività produttive ha dato l’occasione alla Regione di progettare un ripensamento di tutta la zona che dovrebbe arrivare a creare un polo della mobilità sostenibile e le tecnologie eco-compatibili.Il progetto, che riguarda circa 1 milione 200mila metri quadrati (la cosiddetta “spina dello stabilimento”, alcune aree produttive e la pista di prova), è stato affidato allo studio dell’Enea (Ente Nazionale per le Nuove Tecnologie l’Energia e l’Ambiente), che ha studiato il progetto di un parco industriale-tecnologico in cui fossero strettamente integrati ricerca e sviluppo, creando un distretto produttivo per la mobilità sostenibile che potesse servire, anche per le sue dimensioni, non solo Milano ma tutta la Lombardia.

 

Alla definizione del progetto, oltre al Pirellone e all’Enea, hanno partecipato anche i sindacati, la Provincia di Milano e il settore privato, rappresentato dalle aziende interessate a inserirsi nel nuovo tessuto produttivo. Pms-Arese, questo il nome dell’iniziativa, rispondeva ad alcune necessità: su tutte, quella di ricollocare in zona una manodopera che, con la chiusura dello stabilimento ex-Alfa, si sarebbe trovata disoccupata. Ma il progetto aveva anche delle altre ambizioni più “sperimentali”: quello di essere, attraverso vari step intermedi, utile da subito, tramite un processo virtuoso che potesse condurre all’obiettivo finale di avere una cittadella indipendente energeticamente, in grado di ribaltare l’approccio comune alla mobilità, facendola diventare un prodotto, un servizio fruibile ai cittadini-utenti attraverso tecnologie, servizi e piattaforme integrati.

Uno studio ambizioso, nato considerando sia le implicazioni tecnologiche che quelle sociali, che avrebbe dovuto rivoluzionare il sistema dei trasporti di tutta la Lombardia. Un lavoro che purtroppo non ha fino ad ora portato i frutti sperati, ma che potrebbe, anche in vista di Expo 2015, essere recuperato, sia per la vicinanza dei temi, che per la locazione dell’area, vicina a quella dove dovrebbe sorgere il sito dell’Esposizione Universale di Milano. Entrambi i progetti, sia quello del polo di Arese che quello di Expo, hanno al centro il territorio e la necessità di ripensarlo, usandolo in una maniera più rispettosa e lungimirante. Senza considerare l’esempio che verrebbe da un completamento del piano di rilancio per l’area dell’ex Alfa, dove esiste un progetto che è stato frutto di una concertazione fra tutti gli attori interessati e che costituisce un esempio di un metodo di programmazione che potrebbe essere ripreso e sfruttato per la realizzazione di altri interventi similari.